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24 giugno 2012

Come creare crescita

Ieri sono entrato in uno dei migliori siti/blog di economia in italiano che io abbia mai incontrato, si chiama noisefromamerika.org ed è gestito, purtroppo solo a livello di hobbystico, da famosi e stimati economisti italiani che insegnano e vivono negli States. Ebbene, scorrendo un articolo di Alberto Bisin intitolato "Come si ripaga il debito pubblico", sono rimasto sorpreso nel leggere questa frase: "io non so quale sia il modo migliore per ridurre il debito oggi in Italia...". Ora, a parte la violenza che ho compiuto nell'estrarre una singola frase dal contesto in cui si trovava, cosa della quale mi scuso con l'autore del testo, quella affermazione mi ha molto turbato sopra tutto perché a pronunciarla è stato proprio un indiscusso economista.

Da troppo tempo secondo me l'attenzione internazionale è a torto puntata solamente sul debito pubblico, e da troppo tempo questa immotivata attenzione provoca scompensi finanziari in tutto il mondo. Non so con certezza se a qualcuno faccia comodo creare allarmismo nei mercati finanziari, ma a giudicare dall'operato di alcune agenzie di rating direi proprio di si, comunque non è questo l'argomento che mi interessa sviluppare in questa sede, quello che mi interessa invece è ricordare e far ricordare che fino a circa un anno fa quando si valutava il sistema economico di una nazione, se ne esaminava giustamente il rapporto debito/PIL, senza limitarsi solo al debito. Il rapporto debito/PIL è una relazione che descrive con maggiore precisione la salute di uno Stato, più di quanto non faccia la sola grandezza del debito, gli Stati uniti ad esempio hanno accumulato un debito di oltre 14.000 miliardi di dollari, una somma enorme, composta da ben sedici cifre prima della virgola, ma il debito degli USA è solo il 70% del PIL americano (e prima del 2008 era solo il 40%) e tutto questo fa degli USA la maggiore potenza economica mondiale.

Questo lungo preambolo mi è servito per dire che non serve sapere come rimborsare il debito pubblico italiano (anche se magari trovare un modo per bloccarne la crescita aiuterebbe molto), casomai servirebbe sapere come aumentare il PIL italiano fino al punto in cui il debito italiano non faccia più paura. A questo proposito pero, incredibilmente, il nostro Governo sembra non avere idee, e anche dagli economisti non arrivano aiuti. Dico "incredibilmente" perché se gli addetti ai lavori brancolano nel buio, sembra che invece molti altri, me compreso, abbiano le idee chiarissime, e per dimostrarlo, introducendo anche le mie argomentazioni, propongo il contributo di un vignettista satirico americano, Matt Wuerker.

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C'è da chiarire che lo scorso aprile l'autore della vignetta, che collabora con Politico.com, ha vinto il Premio Pulitzer proprio per il suo impegno e a giudicare da quel che ho visto... il premio è stato meritatissimo.

Aumentare il PIL significa favorire la crescita, ma finora in Italia per favorire la crescita sono sempre state spese montagne di denaro per opere faraoniche quanto inutili, cattedrali nel deserto, le famose infrastrutture insomma. Come fare per aumentare il PIL senza far crescere la spesa pubblica e quindi aumentare il debito pubblico? Come si fa a creare ricchezza e lavoro a costo zero per lo Stato? Wuerker ne ha una sua idea, io me ne sono fatta un'altra, invece l'economista Monti e il suo Governo di "tecnici" non ne hanno la minima idea, non lo sanno, o fanno finta di non saperlo. Per fare certe cose ci vuole coraggio, anzi ci vuole proprio fegato perché a stuzzicare certi poteri si rischia di andare a sbattere contro una pallottola, o di prendere un aereo che poi cade, qui da noi è già capitato, quindi è meglio tirare a campare con l'appannaggio da senatore a vita e far finta din non sapere.

Non pretendo di essere un economista, anche se di economia all'università ne ho inghiottita davvero tanta, e di idee in testa ne ho parecchie, per risolvere i problemi italiani e anche quelli europei, allora ve ne dirò una sola, brutalmente: nel 2011 il volume dei derivati in circolazione nel mondo era 13 volte il PIL mondiale. Il fatto però è che i derivati sono solo delle scommesse, nient'altro che scommesse, chi acquista un derivato non contribuisce alla costruzione o alla produzione di niente, ma proprio assolutamente di niente, si tratta solo di speculazione pura. Anziche usare le statistiche di rendimento di cavalli da corsa o di squadre di calcio, di football o di baseball, chi vende derivati propone scommesse su indici finanziari, tutto qui. L'unica differenza tra una scommessa su una corsa di cavalli e un derivato su un indice consiste nel fatto che la corsa ha un inizio e una fine stabiliti, mentre il derivato è solo una lenta agonia.

Ogni dollaro, ogni euro "investiti" in derivati sono sottratti al ciclo produttivo e non producono più ricchezza collettiva  ma solo la ricchezza dell'investitore o dell'emittente del derivato, in base a chi vince la "scommessa". Per poter produrre crescita collettiva quei dollari e quegli euro dovrebbero rientrare in circolo: o direttamente attraverso nuovi investimenti produttivi, o indirettamente nel mercato regolamentato, in borsa (per finanziare e sostenere aziende che producano merci, servizi e posti di lavoro), oppure più semplicemente fornendo i mezzi finanziari a banche che poi li presteranno ad aziende. E' così che si cresce.

Vogliamo la crescita? Proibiamo la speculazione pura, la cosiddetta finanza creativa, proibiamo i derivati e qualsiasi altro strumento finanziario che non siano azioni, obbligazioni o le quote di fondi comuni di investimento in azioni o obbligazioni. Il messaggio che deve passare deve essere etico e democratico: la ricchezza non è un male e anzi va incentivata, ma solo finché essa rimanga aperta e raggiungibile da chiunque abbia voglia di impegnarsi e idee innovative. La ricchezza non deve rimanere un privilegio chiuso, non deve essere impiegata a perpetuare e ad accrescere solo se stessa, la ricchezza deve essere impiegata in modi che contribuiscano ad aumentare il benessere della collettività.

E' questo l'unico vero intervento di crescita a costo zero, ma chiunque voglia far qualcosa in questo senso farà anche bene a procurarsi una nutrita scorta e a non viaggiare in aereo.

20 giugno 2012

Smettiamo di chiamarli Tecnici
è un'offesa per i veri tecnici (1)

Allora... abbiamo un Governo che per fare cassa ha deciso di applicare una tassa sugli immobili chiamandola IMU. L’impatto di questa tassa ha abbattuto del 20% gli scambi immobiliari, nel senso che se il mercato delle abitazioni bene o male ancora regge, sono stati praticamente azzerati gli scambi che riguardano gli immobili di tipo puramente speculativo, quelli non destinati ad abitazioni o prime case per intenderci e sui quali pesa quindi l'aliquota piena senza nessuno sconto. Poi lo stesso Governo decide che per fare altra cassa metterà in vendita tutta una serie di proprietà immobiliari dello Stato, enormi Caserme, antichi Palazzi, Ville, insomma proprio quel tipo di immobili più penalizzati dalla nuova IMU... e chi glieli compra???
Ora… questo Governo lo chiamereste un Governo di Tecnici o un Governo di Polli? Poniamo la domanda in termini più rispettosi: secondo voi questo è un Governo di Economisti o di semplici Commercialisti? (senza offesa per i commercialisti).

19 giugno 2012

L'IMU e l'Italia pallonara

Ieri è scaduta l'IMU. La Santanché aveva invitato i (tar)tassati a rimandare legalmente il pagamento della prima rata approfittando poi del ravvedimento operoso, per pagarla tra un anno con una piccola sanzione, ma nelle banche e negli uffici postali è stato lo stesso un inferno con file interminabili. Osservando quellle scene ho pensato che agli italiani le tasse non piacciano ma le multe, o more, o sanzioni, o come voletete chiamarle, debbano piacere ancora meno. Quindi tutti in fila a pagare, e quindi niente ravvedimento operoso, e niente Santanché. Però nei mesi scorsi dell'IMU si è fatto un gran parlare, un parlare persino esagerato, e oggi dopo il salasso mi sarei aspettato perlomeno dei resoconti, degli interventi, delle prese di posizione, invece niente, silenzio assoluto, nessun lamento, nessun urlo straziante, nessun grido di dolore. Vuoi vedere che gli italiani hanno finalmente imparato che le tasse si devono pagare e si sono rassegnati? Ma nemmeno per sogno!  Churchill diceva che gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e perdono le partite di calcio come fossero guerre, ieri la Nazionale di calcio ha vinto contro l'Irlanda ed è approdata ai quarti di finale degli Europei. Ieri sera caroselli di auto e bandiere in tutta Italia e oggi la Gazzetta dello Sport, come sempre in questi eventi, ha raddoppiato la tiratura, il Sole 24 Ore di sicuro no. Siamo quello che siamo, e abbiamo solo ciò che ci meritiamo.

15 giugno 2012

A tutti i Paperini del mondo



I maschi della mia famiglia hanno fama di essere sfigati come Paperino, però essere un Paperino mica è sempre così spiacevole...
eheheheheh

14 giugno 2012

Chiude il Billionaire...

Sui giornali di oggi, un po' ovunque, viene riportata la notizia della chiusura del Billionaire. A parte che io magari avrei dedicato spazio ad altre notizie più importanti, che so... la chiusura dell'ultimo stabilimento Olivetti, ma Briatore ha anche detto testualmente "non investirò più in Italia", io aggiungerei "e meno male". Briatore i suoi "investimenti" può tranquillamente andare a farli all'estero, anzi, non troppo tranquillamente, dato che all'estero vige il "malvezzo" di far pagare le tasse a tutti e per forza, e se non le paghi finisci galera. Briatore poi ha anche detto "l'Italia è un Paese che se possiedi una barca e arrivi in porto per attraccare, o sei un bandito o sei un ladro". Io però non parlerei di banditi o di ladri, ma tutto dipende dalla bandiera che si issa sulla barca. A Briatò... dì la verità, sulla tua barca la bandiera italiana di sicuro non c'è, e allora dimmi: quale bandiera batti?
 

08 giugno 2012

Tana alla FIAT

Guardate un po' l'immagine... è la traccia di un passaggio di un "utente" nel mio blog, è stata registrata dal mio tracker poco più di un'ora dopo che avevo pubblicato il precedente post. Attenti a come parlate, la FIAT ci spia (ho di nuovo scritto "FIAT" sia sul titolo che sulle etichette, scommettiamo che tra poco me la ritrovo di nuovo qui?)
Clicca l'immagine per ingrandirla

07 giugno 2012

FIAT Dux

A Pomigliano d'Arco, cito testualmente da L'Espresso "la Fiat non ha riassunto neppure uno degli oltre 600 operai con la tessera Fiom". Credo sia giunta l'ora di farla finita con questa storia, forse sarebbe meglio usare l'arma non violenta del boicottaggio affinché la proprietà di FIAT licenzi il responsabile di questi comportamenti e lo rispedisca armi e bagagli da dove è venuto. Lo so, la FIAT già non vende quasi più niente di suo, ma se non venderà proprio più niente Marchionne non potrà più nascondersi nemmeno dietro ai successi conseguiti, non per merito suo, in Chrysler. E' necessario farlo, o presto ci ritroveremo con altri cento, mille piccoli Marchionne per l'Italia, e che non mi si dica che con un boicottaggio ci andrebbero di mezzo gli operai, perché gli operai ci sono andati di mezzo già da un bel po'.

06 giugno 2012

Meno entrate fiscali...

Le entrate fiscali italiane non quadrano, si sono incassati 3,4 miliardi di euro in meno rispetto alle previsioni. Al Governo cascano dalle nuvole ma il fatto che siano così sorpresi vuol solo dire che come al solito ai "tecnici" non si può chiedere di capire, ma solo di eseguire. A un tecnico devi dire cosa fare, un tecnico obbedisce, e basta, obbedisce agli ordini o a quello che ha studiato, i tecnici non elaborano nuove soluzioni, applicano solamente le nozioni che conoscono, i tecnici non hanno fantasia. Mancano 3,4 miliardi e sono fierissimo di comunicare che almeno per un migliaio di euro il merito è mio. Appena i famosi Tecnici sono stati messi al Governo, hanno fatto subito capire di quale pasta fossero fatti, tasse, tasse, e ancora tasse. Per parte mia non ho potuto evitare di continuare a farmi spremere il mio stipendio, ma qualche piccolo provvedimento l'ho preso. Ad esempio ho smesso di fumare, visto che fumavo sigari che mi costavano una media di 200 euro al mese, dei quali un centinaio in imposte, e così finora ho risparmiato 1.000 euro di spese, coi quali finanzierò le mie ferie di agosto, e di questi 1.000 almeno 500 sono di tasse che lo Stato non ha percepito e che tra l'altro non percepirà più, non da me almeno. Inoltre ho iniziato ad andare al lavoro in treno, lasciando a casa la macchina e risparmiando altri 200 euro al mese di benzina, da dicembre ad ora  fanno altri 1.000 euro di disparmi dei quali 500 euro di imposte e di accise che non ho più pagato, e tutto legalmente, semplicmente comprimendo i miei consumi. Meno consumi, meno accise, meno imposte, meno IVA, se mi togli i soldi da una parte io te i riprendo dall'altra, questo è il risultato del lavoro dei "Tecnici" che non sanno guardare oltre al loro naso. Sono un dipendente privato con un ottimo reddito, tra tasse e contributi con il mio stipendio io già pago tutti i mesi una media che va tra i 1.400 e i 1.500 euro, tutti i mesi, fanno 18.000 euro DI TASSE all'anno, quindi ho deciso che il mio contributo era già sufficiente e ho preso provvedimenti. E' stata solo una reazione giustificata dal fatto che mi sono stancato di farmi spremere per mantenere un indegno carrozzone dove solo il 10 % di quanto paghiamo ci torna in servizi. Come lavoratore dipendente non ho modo per scamparla, ma sono pronto trovare altri modi per risparmiare e comunque, anche rimanendo così, alla fine dell'anno credo che avrò risparmiato qualcosa come 5.000 euro di spese, delle quali circa 2.000 di tasse e accise. Se tutti i contribuenti italiani facessero altrettanto alla fine di miliardi non ne mancherebbero 3,4 ma 50 e sarebbero dolori. Forse sarà il caso che qualcuno avvisi i "Tecnici" che sarebbe ora che si facciano da parte, a noi servono veri Economisti, non dei commercialisti.

01 giugno 2012

Democrazia e capitalismo

E’ incredibile, oggi nel mondo della finanza italiana si sta combattendo una guerra che potrebbe dare il colpo di grazia alla nostra economia, spalancando i baratro della povertà per milioni di italiani, e sui giornali italiani si parla solo di calcio-scommesse (che Dio li fulmini), di terremoto (che Dio li aiuti), e persino di Berlusconi che spara cazzate sull’euro (che Dio ce ne scampi e liberi… dall’euro). Della guerra in corso tra Maediobanca e Generali, tranne qualche sporadico articolo, non si fa menzione.

Mediobanca e Generali sono in guerra tra loro, ed è un fatto molto grave perché sono due aziende che rappresentano il “cuore” della finanza italiana, il cuore insomma di quel 5% di popolazione che detiene il 50% della ricchezza italiana, giusto per intenderci, e parlando di quel 5% non sto parlando di quegli imprenditori che si alzano la mattina per andare in fabbrica con i loro operai, no. Io parlo di quelle persone che per lavoro muovono denaro, e basta. Non sto parlando nemmeno delle banche, le banche il denaro lo acquistano e lo vendono, quel famoso 5% il denaro invece ce l’ha già e lo tiene in banca, appunto, o dove gli rende di più, e lo sposta dove gli rende di più, ci siamo arrivati. Ora che a certe persone sia concesso di vivere in questo modo è certamente legale, la proprietà e persino la ricchezza vanno difese e anzi vanno incoraggiate, e devono essere incoraggiatete perché vivendo in una società democratica l’accesso alla proprietà e alla ricchezza rimane libero per tutti, cioè in democrazia chiunque abbia idee e voglia di lavorare e di impegnarsi puo sperare di accedere alla ricchezza. Discorso diverso invece si dovrebbe fare quando la difesa della ricchezza, la ricerca del profitto ad ogni costo, diventano un attentato alla civile convivenza democratica. La democrazia, la vera democrazia, è fragile e vulnerabile , la vera democrazia è come una  bambina ingenua e inconsapevole, che va difesa ad ogni costo, da tutto e da tutti, va difesa anche da se stessa, perché è sua caratteristica peculiare quella di concedere spazi di manovra a chi della democrazia stessa intenda abusare. La democrazia va difesa soprattutto dai falsi integralisti democratici, quelli del “senza se e senza ma”, da quelle persone che, in nome di una perfetta ed irraggiungibile utopia democratica,  non accettano e non accetterebbero mai la nemmeno la più minuscola e insignificante forzatura alla democrazia, nemmeno per salvaguardare i superiori principi di giustizia ed equità, e così facendo consentono la tirannia dei gruppi di potere, specialmente quelli del capitalismo, i quali invece si nutrono proprio delle debolezze della democrazia intesa come uguaglianza. Il capitalismo è un male, ma è un male necessario e quindi,  perché il capitalismo non persegua egoisticamente solo i miopi interessi privati ma coinvolga positivamente anche lo sviluppo delle economie nazionali, lo Stato dovrebbe porre precisi limiti e strettissimi controlli allo strapotere del capitalismo per ricondurre il suo operato entro termini accettabili e soprattutto non dannosi per la comunità. Lungi da me l’intenzione di addentrarmi in attacchi ideologici di tipo marxista, l’unica cosa che mi interessa in questo momento è osservare la realtà e la guerra in corso tra Mediobanca e Generali è proprio l’esempio di un capitalismo egoista e miope, quindi passiamo ai fatti. Ieri si è diffusa la voce che Mediobanca, azionista di maggioranza di Generali, vuole sfiduciare Perrissinotto, alla guida di Generali dal 2002. In una lettera autografa di Perissinotto, inizialmente pubblicata in originale e poi fatta scomparire inspiegabilmente da un noto quotidiano on line, il CEO di Generali dice testualmente:

“mi aspetto di vedermi contestato il fatto che le perfomarces dell’azione Generali sono state ultimamente insoddisfacenti. Ed io non posso che condividere questo punto. Tuttavia anche la più superficiale delle analisi dirà che non è il risultato di errori di gestione, ma è direttamente legato alla percezione dei mercati della nostra storica, attuale e significativa esposizione verso l’Italia e al fatto che siamo stati e rimaniamo leali sostenitori del debito sovrano italiano”.

Ora è il caso di chiarire che Generali ha finora acquistato qualcosa come 50 miliardi del debito pubblico italiano, e se quanto sostenuto da Perissinotto corrispondesse a verità, se cioè gli ambienti della finanza italiana stessero spingendo affinché Generali si disfi di questi Titoli Pubblici, quegli stessi ambienti, quelle persone andrebbero immediatamente arrestate, tutte, nessuno esclusa, per attentato alla Repubblica. Mi spiego. Rimettere sul mercato 50 miliardi di obbligazioni italiane equivarrebbe a distruggere ogni credibilità internazionale sul debito italiano, e non parlo di una vendita sconsiderata e istantanea che causerebbe il crollo del mercato, parlo invece della reazione dei mercati internazionali alla voce che Generali si stesse liberando dei suoi titoli del debito pubblico italiano. Sarebbe il panico, la catastrofe! Eppure a quanto pare di questa catastrofe ai capitalisti italiani non ne può fregar di meno, al 5% della popolazione italiana non frega nulla della sorte del restante 95% della popolazione italiana. Servono regole precise perché a queste persone sia impedito di nuocere, ad esempio si potrebbero prevedere regole che impediscano l'accumulo di ricchezze tanto enormi nelle mani di un singola entità privata, oppure basterebbe far valere la legge, esattamente come ho detto all’inizio, e a queste persone impedire di nuocere contro la Repubblica italiana semplicemente mettendole in galera e buttando via la chiave. Non sarà democratico ma, e mi rivolgo al 95% degli italiani, è di sicuro giusto.